lunedì 28 aprile 2014

Liberazione

Quando Paolo mi porta a Bogli poi non posso che ringraziarlo.
Ringraziarlo perché l'aria che si respira lassù è fuori dal comune, non si tratta nemmeno della genuinità montana, è qualcosa di più.
In queste piccole frazioni non c'è rimasto più nulla, nessun residente, nessuno che tiene aperta l'unica strada di accesso durante l'inverno, nessun interesse spinge l'amministrazione locale a fare qualcosa: "Non ci sono i fondi." dicono.
Non è vero che non c'è rimasto più nulla, una ricchezza infinita pervade questi luoghi isolati: l'amore dei loro paesani, di chi appena può scappa su per tenere in vita ciò che più gli sta a cuore, lo si percepisce da ogni sua parola quando me ne parla, è fantastico.

Paolo è di casa, sono le sue montagne, e questa volta mi ci accompagna facendomi entrare dalla porta di servizio. Le nostre motorette arrancano su per i monti, su stradine e sentieri tacitamente riservati a quelli del posto, dove se non passi è meglio, ma se lo fai è bene farlo con rispetto. Perchè è ciò che esige la natura, è ciò che serve ad un bel panorama per rimanere tale.

E' così che ho trascorso questa festa della Liberazione, potrebbe sembrare una banale motocavalcata in Oltrepò, ma non lo è stata, non per me almeno. Perché a volte bisogna saper ascoltare oltre il suono del proprio motore...


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